LIBERO: I MODERATI FARANNO VINCERE IL CENTRODESTRA

Senza il “centro del centrodestra”, le dinamiche della coalizione rischiano di ridursi ad una corsa tra chi di volta in volta vuol fare il leader». Maurizio Lupi, fondatore e leader di “Noi con l’Italia”, analizza con Libero l’esito di questa tornata di amministrative, che ha segnato una certa vitalità per l’area moderata.

Che chiave di lettura dare?

«Il centrodestra unito vince e la gamba moderata è fondamentale. Guardiamo, come esempio lampante, il caso Catanzaro: ci siamo presentati addirittura divisi in tre: Lega e FI andavano su Valerio Donato, noi su Antonello Talerico, Fratelli d’Italia su Wanda Ferro. Ecco, Donato andrà al ballottaggio col centrosinistra, ma la somma dei consensi ottenuti dalla nostra area supera il 70%. È molto significativo.
D’altronde, è la grande intuizione di Berlusconi, nel 1994: “uniti nelle differenze”. Soltanto così Forza Italia, che era il perno della coalizione, ha potuto governare per tanti anni con Lega e An. Attualmente gli equilibri sono cambiati, ma il principio non deve cambiare, assieme alla necessità di una proposta di ispirazione popolare, senza cui non si può governare. D’altronde, l’esperienza del governo Draghi ha fatto rinascere una certa attrattiva verso proposte che fanno riferimento al senso di moderazione, alla responsabilità, alla competenza. E i segnali giunti da questo primo turno sono evidenti».

Il centro, però, è un arcipelago. Lei parla in ottica di coalizione. Però c’è un mondo anche aldilà del confine, pensiamo a Calenda, a Renzi. Come porsi nei loro confronti?

«Ovviamente il confronto e il dialogo devono esserci con tutti. Ma sono l’architettura istituzionale e le leggi elettorali a determinare le modalità della proposta politica. Se c’è una legge maggioritaria dove, in sostanza, si sfidano due poli, è difficile trovare uno spazio di centro. Dunque, oggi noi abbiamo l’onere e il compito di valorizzare il centro nel centrodestra, e lavorare su una proposta forte. Faccio solo notare un dato numerico: a Palermo, la somma delle liste di tutta l’area, da Forza Italia alle civiche fino alla Nuova Democrazia Cristiana arriva intorno al 30%.Questo può farci comprendere la potenzialità dell’obiettivo».

Però anche il “centro del centrodestra” vede la compresenza di svariate realtà. Forza Italia, Noi con l’Italia, Udc, Cambiamo, Italia al centro… come si può mettere a sistema tuttoquesto?

«Innanzitutto non dobbiamo “aspettare Godot”, ma metterci a lavorare sia per valorizzare i nostri obiettivi comuni, sia per coinvolgere tutte quelle realtà territoriali che li condividono. Riattivare cittadini e pezzi di società civile che attualmente non votano o si sono disaffezionati rispetto alla politica. Questo è il compito cui Noi con l’Italia si sente di dover assolvere, e siamo convinti che anche gli altri vorranno fare la loro parte. Non dobbiamo puntare ad una sommatoria di liste ma ad un progetto ambizioso, del tutto nuovo».

Se prendiamo a parametro l’area di governo, si potrebbe coinvolgere anche la Lega?

«Certo, ci mancherebbe, con la Lega governiamo da tanti anni. Ma abbiamo visto che le collocazioni politiche non sono una questione di forma. Se vuoi l’Ue o non la vuoi, se scegli la Nato e l’atlantismo oppure no. Se la Lega, pur legittimamente, continua a seguire la Le Pen, noi rispettiamo molto quella tradizione, ma abbiamo un’altra storia. Però rimangono i valori in comune, il rispetto della famiglia, del principio di sussidiarietà, il rispetto delle imprese».

Una delle prossime sfide fondamentali sarà la Lombardia. Fioccano i nomi. Calenda continua a lanciare Cottarelli. Si era ventilata un’ipotesi Letizia Moratti. E poi c’è il Presidente uscente Fontana…

«Abbiamo un’idea chiara, seguita anche a Verona: chi ha governato per cinque anni ha il dovere di ripresentarsi. Quindi, per noi Fontana è il prossimo candidato presidente della Regione. Calenda non è nella coalizione del centrodestra, faccia i nomi che vuole».

INTERVISTA SU LIBERO DEL 15/06/2022