LA REPUBBLICA: HA RAGIONE GIORGIA SMETTIAMOLA CON LE DIVISIONI. SE VOGLIAMO BATTERE LA SINISTRA

La competizione nella coalizione fa male. Bisogna ritrovare le ragioni di una proposta unitaria

MILANO — L’ex ministro Maurizio Lupi, centrista di Noi con l’Italia, dice che il centrodestra è «raffreddato» ma ora «rischia di prendersi una bella polmonite».

Insomma: la coalizione è malata?

«Se uno guardasse solo ai dati, potrebbe accontentarsi, Palermo ha quattro volte gli abitanti di Verona. Però la questione è ampia: c’è un distacco generale dei cittadini dalla politica. Poi, il centrodestra ha il vento in poppa in tutti i sondaggi e quindi si deve candidare a governare il Paese però poi nella realtà territoriali ci sono risultati su cui riflettere: e sconfitte di Monza, Verona, poi Catanzaro dove governavamo da 18 anni. Comunque, non siamo ancora malati, possiamo sviluppare gli anticorpi e rafforzarci oppure degenerare».

Il summit tra leader si farà? Soprattutto: servirà?

«Lo spero. Bisogna guardarci in faccia, ritrovare le ragioni di una proposta politica unitaria: la coalizione non è fatta solo da tre partiti, ma anche da altri soggetti, il 2 per cento di Noi con l’Italia interessa? A Gorizia il candidato sindaco ha vinto conil 52 per cento, noi avevamo il 3: bisogna valorizzare tutti, dal più grande al più piccolo».

Intanto è una corsa al rinfaccio, qual à è il problema dalla coalizione?

«Ha ragione Meloni, basta divisioni. Ci siamo ridotti a pensare che la proposta politica sia solo una questione di numeri e non invece valori e idee. La competizione all’interno della coalizione fa male, il confronto è con il centrosinistra. Il valore della presenza moderata è dare concretezza e credibilità alla proposta di governo»

Voi moderati vi sentite messi ai margini dalla destra sovranista?

«Non mi sento tale, sono abituato a rimboccarmi le maniche, però serve piena dignità per tutti, idee chiare su chi vogliamo rappresentare e coerenza. Esempio: non ha senso contestare il reddito di cittadinanza e poi votarlo».

Su Verona chi ha sbagliato?

«Sboarina era il sindaco uscente, 0 decidevamo tutti assieme di non sostenerlo come abbiamo fatto noi di NCI oppure bisognava stare al suo fianco: i leader nazionali ascoltano i territori e poi a regola dovrebbero decidere assieme nell’ottica di salvaguardare la coalizione».

Sui territori vincono i moderati?

«Vincono quelli capaci, poi magari io li chiamo moderati, il tema è la credibilità della tua proposta. L’unità è la precondizione ma non basta, servono contenuti e valori politici».

Lei è milanese: per la Regione meglio il bis di Fontana o Moratti?

«Letizia è stata uno dei migliori sindaci ma sarebbe incomprensibile non ricandidare Fontana».

La galassia centrista è in ebollizione, le faccio due nomi: Calenda e Di Maio. Cosa ne pensa?

«Tanti piccoli De Gasperi non fanno neanche la gamba di De Gasperi, don Sturzo non si mise a tavolino prima di fare l’appello dei liberi e forti ma girò l’Italia per tre anni. Noi non rincorriamo né aspettiamo Godot».

Un’aggregazione da Brugnaro e Toti, con Sala, Di Maio, le interessa?

«Sono figlio del maggioritario e nipote del proporzionale, credo che il punto per noi sia riportare l’elettorato moderato e popolare a votare centrodestra. Nci è e sarà nel centrodestra».

Lei vede una continuazione del draghismo anche per il post 2023?

«Sarebbe da irreponsabili, il centrodestra deve cogliere il meglio del draghismo, cioè competenza, serietà e resposabilità, come fain molte regioni. Poi conoscedo Draghi mi piacerebbe sapere cosa ne pensa lui, gli îs72i portano sempre male».

Secondo lei ci sono margini per una modifica della legge elettorale?

«Penso che voteremo con questa, ma inorridisco quando sento dire che non deve vincere nessuno così poi si continua con il modello Draghi. Se mi presento per dire che poi governa un altro non è democrazia mala sconfitta della democrazia.

Intervista di Matteo Pucciarelli pubblicata il 28/06/2022 su La Repubblica