Lufthansa e Alitalia: i tedeschi volevano dividersi le spoglie del nostro mercato

Leggete la mia intervista a La Stampa “I tedeschi volevano dividersi le spoglie del nostro mercato” di martedì 4 febbraio a cura di Alessandro Barbera.

Ministro Lupi, il giorno dopo l’annuncio delle prossime nozze di Alitalia, Lufthansa parla di «piccole tatti che di aggiramento» per coprire «aiuti di Stati mascherati». Non è chiaro se si riferisca all’intervento di Poste nel capitale di Alitalia o al fatto che la compagnia degli emirati sarebbe per così dire pubblica. Cosa risponde?
«Qualunque fosse il loro obiettivo, è stata una reazione spropositata. La verità è che itedeschi speravano nel fallimento di Alitalia, di dividersi le spoglie del nostro mercato, trasformando i nostri aeroporti in piccoli scali per alimentare il traffico su Francoforte e Monaco».
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Forse lamentano il fatto che il governo stia svolgendo un ruolo di mediazione per agevolare la vendita. Non è così?
«E questo sarebbe un vulnus alla concorrenza? Un aiuto di Stato mascherato? Ma non scherziamo. Alitalia ed Etihad sono due imprese private, il governo si limita a svolgere un ruolo di supporto coerente ad una strategia infrastrutturale. Per caso francesi e tedeschi hanno mai fatto qualcosa di diverso? Si dimentichino di invocare l’Europa per limitare l’apertura alla concorrenza. A Bruxelles troveranno una fiera opposizione».
 
A proposito di strategie infrastrutturali. Già oggi chi cerca un volo intercontinentale da Bologna nove volte su dieci vola Lufthansa verso Francoforte e Monaco. Alitalia può ancora recuperare quei passeggeri? A quando il treno veloce per Malpensa o Fiumicino?
«Dobbiamo recuperare anni di ritardo, il piano nazionale dei trasporti serve anzitutto a individuare priorità di questo tipo».
 
Siete favorevoli all’ingresso del fondo sovrano di Abu Dhabi nel capitale di Aeroporti di Roma?
«Se questa è la loro intenzione, andrebbe nel senso dell’integrazione dei sistemi citata nel piano nazionale dei trasporti. Dimostrerebbe che la partecipazione alla compagnia non è solo un salvataggio, ma il pilastro di un grande progetto di attrazione degli investimenti».
 
I suoi elettori milanesi si lamentano: ancora una volta è stata privilegiata Fiumicino.
«L’investimento di Etihad è un’opportunità per tutti. Nel piano abbiamo scritto che Malpensa è l’aeroporto di riferimento del Nord-Ovest. È ora di finirla coi campanilismi».
 
Lei pensa che nella nuova Alitalia araba ci sarà spazio anche per i francesi? Sono ancora azionisti al 7%, Etihad ha accordi commerciali con entrambi.
«Se dovessi fare una previsione direi che non si faranno perdere l’occasione di partecipare ad un nuovo aumento di capitale. Spero che la collaborazione possa proseguire. Dipende solo da loro».
 
Teme un problema sindacale?
«Non credo che i sindacati si metteranno di traverso, ma deve essere chiaro che occorre distinguere la questione in due momenti. Ora si discute il piano Del Torchio di sopravvivenza che si concentra sulla riduzione del costo del lavoro, non sui licenziamenti. Ci sono molte alternative alle uscite come ad esempio i contratti di solidarietà. Altra cosa sarà il progetto di integrazione fra le due compagnie: da quel momento in poi si apre un’altra partita».
 
C’è chi teme che una delle condizioni poste dagli arabi sia limitare la forza delle lowcost in Italia, e che questo finisca per alzare i prezzi.
«Non accetteremo mai una limitazione della concorrenza. Ci sono aeroporti come Bergamo e Trapani che si sono sviluppati grazie alle low cost. In Parlamento c’è dibattito semmai su questi piccoli aiuti che in passato sono arrivati dagli enti locali. Se legittimi, devono essere distribuiti in maniera trasparente. E se grazie ad essi i biglietti di qualche compagnia costassero meno, che si sappia perché».