COR. SERA: CI STAVAMO AVVITANDO, L’ALLEANZA ESCE CON LE OSSA ROTTE

«Meno male che c’era il salvagente» confida al Corriere Maurizio Lupi, deputato e leader di Noi con l’Italia. E tutto questo avviene nel giorno in cui Sergio Mattarella viene rieletto con 759 voti.

Sta dicendo che con questo Parlamento era inevitabile la riconferma del presidente uscente?

Rischiavamo ancora una volta di mandare in paralisi l’istituzione più alta. Ci stavamo avvitando in una serie di scrutini a vuoto. Mai come questa volta i cittadini hanno percepito le votazioni per il Colle come un esercizio bizantino, fatto di vecchie liturgie, di rose che non arrivano, di pregiudizi da parte dell’uno e dell’altro schieramento.

È dunque l’unico equilibrio possibile quello che prevede Mattarella al Colle e Draghi a Palazzo Chigi?

A mio avviso, no. È solo la strada più semplice e disperata di una politica che non sa assumersi responsabilità, ascoltare l’altro e fare compromessi alti per il bene comune. Si poteva individuare una figura politica, penso a Pier Ferdinando Casini. Si trattava solo di fare un passo indietro tutti per farne fare uno avanti agli altri. Come avremmo fatto se ci fosse stato il vincolo della non rielezione?.

Ora la domanda che più ricorre è: dopo le divisioni di questi giorni reggerà il governo Draghi?

Sarebbe una contraddizione se il Parlamento rielegge Mattarella con un plebiscito, e poi il governo Draghi, che resta un capolavoro dello stesso Mattarella, viene messo in crisi. Il governo Draghi, nato un anno fa in un contesto emergenziale, è stato un grande passo in avanti. Bisognava imparare da quella lezione. Quel metodo sarebbe stato utile per individuare il candidato migliore.

Tutto questo non si è visto.

Abbiamo fatto il capolavoro di bruciare nell’ordine la seconda carica dello Stato e il capo dei servizi segreti. O comprendiamo tutto questo o non lamentiamoci se poi nel 2023 avremo una situazione di paralisi.

Quali errori ha commesso il centrodestra?

È stata un’occasione mancata. L’immagine di ieri sera è la rappresentazione plastica della coalizione: da una parte Salvini, dall’altra Meloni, nel mezzo Forza Italia e centristi a dire “tu, Matteo, non ci rappresenti”.

La coalizione è in frantumi. Cosa succederà adesso?

Usciamo con le ossa rotta. Ora solo se saremo capaci di capirne le ragioni potremo avere la forza di ripartire. Se continueremo a giustificarci è finita.

La divisioni all’interno della coalizione avranno come effetto la nascita di un centro che riunisca tutti i vari cespugli e sia indipendente dal centrodestra?

Il ruolo del centro è fondamentale e lo si è visto in questa partita. Attenzione, però, il centro non può essere una sommatoria di sigle, per recuperare il proprio spazio deve ricollegarsi alla società.

Si riparla di ritorno al proporzionale. Lei è favorevole?

Credo che all’interno della coalizione possa riaprirsi la discussione.

 

Intervista sul Corriere della Sera del 30/01/2022