DECRETO UCRAINA, SAPER SCEGLIERE TRA PAURA E CORAGGIO

La maturità di una classe politica nei momenti di crisi si dimostra nel saper scegliere tra il coraggio e la paura e non per la ricerca del consenso.

Sono favorevole al decreto Ucraina per il contenuto puntuale dei provvedimenti, che aiutano famiglie e imprese in difficoltà per le conseguenze economiche della guerra, ma soprattutto per coerenza con la responsabilità che ci siamo assunti decidendo di aiutare gli aggrediti, gli ucraini. Ne va della collocazione internazionale del nostro Paese, della stabilità del governo e la tenuta della sua maggioranza in un momento così delicato anche per la vita democratica dei Paesi dell’Unione europea.
Draghi è stato chiaro sin dall’inizio quando ha parlato di “europeismo e atlantismo”, nessuno finga di non averlo sentito. Oggi invece pare che ci si debba vergognare di essere nella Nato. C’è una sorta di vergogna di sé. Di quello che si è. Di quello che si è costruito negli ultimi settant’anni in una situazione di pace garantita proprio da questa appartenenza. Sembra che si si debba giustificare di essere ancora leali con chi ha combattuto per la nostra liberazione e sostenuto la nostra libertà sino a oggi. La rappresentazione della Nato come una piovra che ha allungato i suoi tentacoli sull’Est Europa annettendo uno dopo l’altro i Paesi dell’ex Patto di Varsavia per minacciare la Russia, oltre che ridicola è falsa, non corrisponde alla verità storica.
Vaclav Havel, il grande scrittore dissidente, perseguitato dal regime comunista di Praga e poi presidente della Cecoslovacchia in una delle sue ultime interviste disse a proposito:
“Il motivo del mio grande impegno era molto semplice: sentivo che l’allargamento della Nato ai Paesi dell’Est avrebbe garantito l’irreversibilità della nuova situazione politica e la pace in Europa”.
Havel temeva il nazionalismo russo. Fu, purtroppo, profetico e la richiesta di Svezia e Finlandia di aderire alla Nato perché temono per la loro sicurezza lo conferma.

Fiducia al Decreto Ucraina

La maturità di una classe politica nei momenti di crisi si dimostra nel saper scegliere tra il coraggio e la paura e non per la ricerca del consenso.Sono favorevole al decreto #Ucraina per il contenuto puntuale dei provvedimenti, che aiutano famiglie e imprese in difficoltà per le conseguenze economiche della guerra, ma soprattutto per coerenza con la responsabilità che ci siamo assunti decidendo di aiutare gli aggrediti, gli ucraini. Ne va della collocazione internazionale del nostro Paese, della stabilità del governo e la tenuta della sua maggioranza in un momento così delicato anche per la vita democratica dei Paesi dell’Unione europea.Draghi è stato chiaro sin dall’inizio quando ha parlato di "europeismo e atlantismo", nessuno finga di non averlo sentito. Oggi invece pare che ci si debba vergognare di essere nella #Nato. C’è una sorta di vergogna di sé. Di quello che si è. Di quello che si è costruito negli ultimi settant’anni in una situazione di pace garantita proprio da questa appartenenza. Sembra che si si debba giustificare di essere ancora leali con chi ha combattuto per la nostra liberazione e sostenuto la nostra libertà sino a oggi. La rappresentazione della Nato come una piovra che ha allungato i suoi tentacoli sull’Est Europa annettendo uno dopo l’altro i Paesi dell’ex Patto di Varsavia per minacciare la Russia, oltre che ridicola è falsa, non corrisponde alla verità storica. Vaclav Havel, il grande scrittore dissidente, perseguitato dal regime comunista di Praga e poi presidente della Cecoslovacchia in una delle sue ultime interviste disse a proposito:"Il motivo del mio grande impegno era molto semplice: sentivo che l’allargamento della Nato ai Paesi dell’Est avrebbe garantito l’irreversibilità della nuova situazione politica e la pace in Europa".Havel temeva il nazionalismo russo. Fu, purtroppo, profetico e la richiesta di Svezia e Finlandia di aderire alla Nato perché temono per la loro sicurezza lo conferma.Il mio intervento di oggi in Aula

Pubblicato da Maurizio Lupi su Giovedì 19 maggio 2022