IL GIORNALE: SENZA IL CENTRO NON SI PUÒ GOVERNARE. ABBIAMO PERSO LA SFIDA DELLA CREDIBILITÀ

“Senza il centro non si può governare.
Abbiamo perso la sfida della credibilità”

Il leader di Noi con l’Italia: “Se interpretano la voglia di concretezza, i poli reggono, altrimenti…Lega e Fdi capiscano che l’Ue è necessaria”

 

Maurizio Lupi, leader di «Noi con l’Italia», il centrodestra di cui fa parte si trova in una situazione di inedita incertezza, più di che debolezza. Che fare?
«Sì ma è tutto salutare, non si è sciolto e non sono spariti i suoi elettori, quel che è accaduto è sotto gli occhi di tutti, le elezioni sono state un pugno nello stomaco. Però non abbiamo perso perché siamo minoranza ma perché nelle grandi città la sfida è sulla credibilità di governo».

E ora manca?
«Su cosa si basava il centrodestra inventato da Berlusconi? Unità di valori, diversità tenute insieme per vincere la sfida del governo, la meno ideologica. Un federatore e un pilastro centrale. E facciamo un esempio: i porti, se li blocchi il Paese va in tilt. Il centrodestra non rincorre quella cosa lì e se la polizia deve intervenire il centrodestra chiede l’intervento. Infatti il sindaco di Trieste l’ha fatto e ha vinto».

Non si inseguono le minoranze rumorose insomma.
«Difendere una minoranza della minoranza è incomprensibile. I nostri sono stati a casa. Poi siamo una squadra: vinciamo e perdiamo tutti insieme, ma impariamo dalla nostra storia. Berlusconi guardava all’interesse della coalizione. Non ha regalato il Veneto alla Lega, sapeva che senza quel contributo non si vinceva».

Fdi può dire che col 20% ha più titolo per dire cos’è giusto.
«L’asse si è spostato e noi centristi nei sondaggi abbiamo il 12%. Chi ha maggiori responsabilità deve capire che da solo, senza il centro, non governa. Più voti hai e più devi aprirti e interpretare alcuni sentimenti. C’è uno spazio che Draghi sta creando».

I poli reggeranno al cambiamento che Draghi incarna?
«Se saranno capaci di interpretare questa voglia di pragmatismo e concretezza, allora sì».

Vuole una Lega «draghiana»?
«Chi è al governo deve starci convintamente, altrimenti siamo bipolari e la gente non ama gli atteggiamenti bipolari. Io chiedo a Lega e Fdi di tenere conto di alcune cose. Per esempio che senza Europa non si va da nessuna parte».

Draghi al Quirinale cambia?
«Dobbiamo accettare lo stesso metodo che ha portato a sostenere Draghi come premier. Il prossimo presidente non potrà che essere espressione di un percorso unitario. Il vertice oggi (ieri, ndr) ha deciso che lo si decide tutti insieme. Dovremo trovare questa figura unitaria, Draghi o non Draghi lo decideremo insieme».

Due partiti di pari forza, Lega e Fdi, sono un inedito che crea competizione interna.
«Stiamo attenti che questo federatore non diventi come Godot. Il federatore sarà colui che assumerà quella responsabilità che dicevo. Noi dobbiamo capire che c’è uno spazio per le nostra proposta, per riunirci e rimetterci in gioco. E quindi spero che sia la forza moderata».

«Moderati» è parola che sarebbe piaciuta a Luigi Amicone, giornalista, appena scomparso?
«Luigi avrebbe detto che i moderati hanno la forza della rivoluzione silenziosa. I moderati non sono molli, sono quelli della marcia di Torino, quelli che tirano su la clèr e se serve s’incazzano».

«Populisti» invece è archiviata?
«Me lo auguro, come tutti gli ismi non portano fortuna e hanno vita breve. Quelli dei vaffa finiscono per occupare poltrone senza sapere che se non le usi per il bene della gente, la poltrona si rivolta contro».