IlGIORNALE: CAMBIARE IL MAGGIORITARIO? SOLO PER MIGLIORARLO

Onorevole Lupi il “centro” è affollato di sigle e simboli. Non saranno troppi?

Il proliferare di partiti di ispirazione libe­rale e moderata dimostra essenzialmente la necessità di una politica responsabile e concreta. Questo aggregatore, però, non può essere una manovra di palazzo. Deve nascere dal basso, dal dialogo con la società civile, dal rappresentare la ricchezza della sua vita.

Qualcuno ha maliziosamente paragona­to il grande centro a un grande pollaio.

Non mi piace questa definizione di pollaio. È irrispettosa. In fondo da Renzi a Cesa, da me a Toti, tutti stiamo cercando di impegnarci per trovare un’adeguata formula rappresentativa della società. Però la sostanza la condivido. Il centro non può essere soltanto una somma di sigle.

Quindi cosa manca al centro per emergere politicamente?

Basta guardarsi indietro e interrogare la storia. Da don Sturzo a Berlusconi i partiti funzionano solo se sono espressione della società civile. Ecco, se vogliamo, si può dire che il soggetto politico aggregatore deve innanzitutto essere un partito popolare, proprio nell’accezione sturziana.

C’è chi dice che un centro si possa organizzare meglio con una riforma elettorale in senso proporzionale.

Crede davvero che l’elettore possa sceglierci se ci nascondiamo dietro tante sigle diverse unite soltanto per il voto?

Non cambierebbe dunque la legge eletto­rale?

Si può migliorare. Rendere più facile la rappresentanza dell’elettore. Ma anche in questo caso la Storia è maestra: è sempre accaduto che le riforme elettorali fatte per favorire la propria parte hanno finito per es­ sere un vantaggio per gli avversari.

Prodi difende il maggioritario. Lo definisce l’unica garanzia di governabilità mentre Brunetta parla di un «bipolarismo ba­stardo» A chi si sente più vicino? 

La governabilità è una conquista del maggioritario. Noi con l’Italia c’era nella coalizione del centrodestra nel 2018, ha avuto eletti grazie al maggioritario e per questo siamo sempre stati leali e coerenti con la coalizione di centrodestra.

Altre formazioni centriste sono nate a legislatura già avviata.

Esatto. Operazioni di palazzo che sicura­ mente non sono la traduzione delle reali esi­genze dell’elettorato.

Ad esempio Toti e Renzi si stanno avvian­do alla creazione di un unico gruppo par­lamentare.

Toti fa le sue scelte. Di sicuro non ritrovo in Renzi la matrice del Partito popolare visto che a Bruxelles Italia viva siede nel gruppo Socialisti e democratici, non certo nel Ppe.

Ora però la Meloni e Salvini dicono che il centrodestra non c’è più.

Cogliamo questa occasione per ritrovare cioè che unisce la nostra alleanza rispettan­do e valorizzando le diversità politiche che sono una ricchezza per una coalizione come ­fece Berlusconi dal’ 94. Nei territori il centrodestra c’è a livello nazionale Noi con l’Italia è disponibile per ritrovare la forza della pro­posta politica di centrodestra.

 

Intervista del 07/02/2022 su Il Giornale