COR. SERA: NOI ABBIAMO SCELTO SILVIO MA LA SINISTRA ACCETTI DI TRATTARE SU DRAGHI? SOLO SE È IL NOME DI TUTTI

Noi abbiamo scelto Silvio, ma la sinistra accetti di trattare.
Draghi? Solo se è il nome di tutti

Il leader centrista: inaccettabili i pregiudizi sull’ex premier

ROMA Oggi inizia «la vera par­tita», quella che porta al voto. E in queste due settimane si giocheranno i due tempi, se­condo Maurizio Lupi, leader di Noi con l’ltalia. Uno per de­cidere le strategie, l’altro per metterle in pratica.

Quali sono le strategie?
«La prima è cercare un can­didato condiviso, che possa essere eletto a larghissima maggioranza. L’altra, pure le­gittima, è un voto a maggio­ranza, come è accaduto già 8 volte su 13, spesso con ottimi risultati».

Esclude un Mattarella bis?
«Mattarella, pur essendo stato eletto da una parte -io lo votai, ero nel governo Renzi allora, Berlusconi no- è sta­to un grandissimo presidente, fondamentale in momenti drammatici, apprezzato dalla politica e dalla gente. Ma ha ragione a dirsi indisponibile, perché quella che fu un’ecce­ zione come la rielezione di Napolitano non può diventare regola: sarebbe la sconfitta definitiva della politica che non sa trovare soluzioni ade­guate».

Quindi restano le due strade. Lei quale preferisce?
«lo dico che mi ha molto sorpreso il no della sinistra al­ la proposta di Salvini di seder­ci tutti assieme per trovare un metodo e magari un nome. Non si può dire che non si di­scute perché  il centrodestra ha una proposta condivisa, si riconosce cioè nella candida­ tura di Berlusconi».

Perché dovrebbe accettar­lo la sinistra?
«Non deve dire sì per forza, ma accettare il confronto sì. Anche noi avremmo detto no a Prodi, ma è inaccettabile che ci siano pregiudizi su un leader che ha fatto la storia del centrodestra, che anche a sinistra è stato riconsiderato nella sua importanza, che ha meriti internazionali riconosciuti come dimostrano le parole del segretario del Ppe. Mi auguro che il PD ci ripensi e si sieda al tavolo».

Ma il centrodestra è davvero così unito come dite? Voci in controtendenza, silenzi rumorosi…

«Chiunque sarà il prossimo presidente, il centrodestra deve essere unito, non può permettersi di dividersi, pena la sua fine. Una cosa è avere posizioni diverse sul governo, come è con Fdl, altra sul capo dello Stato. Non ci  sarebbe più la coalizione, e quindi la possibilità di vincere le prossime elezioni, possibile solo con tutte le sue componenti, compreso Noi con l’Italia anche se ha solo il 2% nei sondaggi, tutte essenziali che devono avere ascolto e dignità. E questa pluralità è la ricchezza del centrodestra».

Cioè, sarebbe inaccettabile formare un patto federativo tra centristi per il Quirinale con Renzi, e poi magari dividersi nel 2023?
«Un’area di centro non si rafforza o si forma con patti in Parlamento, ma nel rinnovato dialogo con la società. Su questo, lo ripeto, o il centrodestra è unito o non è».

Ma su che nome si potrebbe arrivare a una condivisione? Quello di Draghi?
«Tutti sappiamo che Draghi è la figura più autorevole che abbiamo in questo momento e nessuno vuole perdere il suo contributo. Basta guardare l’ autorevolezza con cui ha deciso finalmente di tenere aperte le scuole. E sappiamo che non può essere un’elezione di parte: è un nome di tutti, lo stesso Berlusconi lo indicò alla Bce quando era premier. Ma appunto, prima la sinistra deve rispondere a questa domanda: vuole scegliere la strada condivisa o quella di un’elezione a maggioranza?»

Se non si riusciste, per voi c’è solo Berlusconi o anche altri nomi di area?
«Se si va a un presidente “di parte”, il nome è Berlusconi. E non c’è dubbio che, anche per i numeri, siamo legittimati ad esprimerlo».

Ma se è eletto uno tra Draghi o Berlusconi, si rischia la fine della legislatura?

«Se c’è una amplissima maggioranza per eleggere Draghi, l’accordo deve prevedere anche la continuazione dell’esperienza di governo, perché il Paese non ha bisogno oggi di elezioni anticipate. Ma anche se fosse eletto un presidente a maggioranza, quella stessa maggioranza sarebbe in grado di esprimere un governo. Non per fare una nuova legge elettorale, ci credo poco, ma per impostare le riforme costituzionali del futuro e portare il Paese fuori dalla pandemia e dall’emergenza economica».

 

 

 

Intervista di Paola di Caro al Corriere della Sera del 10/01/2022